Pubblicato in: Storia di vita

C’ERA UNA VOLTA VIA MADRE DI DIO: TRA LEGGENDA E DEMOLIZIONI

PASSEGGIAMO NEL QUARTIERE DEMOLITO DI VIA MADRE DI DIO, SPERANDO DI RICOSTRUIRE UNA PARTE DELLA SUPERBA CHE NON ESISTE PIU’

Nevica il 31 dicembre del 1996, evento raro per la superba città di cui Petrarca diceva

“vedrai una città regale, addossata ad una collina alpestre, “superba” per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica signora del mare”

e che conosciamo semplicemente come Genova.

Una vecchina vestita di nero, gonna lunga e foulard sulla testa, fa capolino in un bar nei pressi di Porta Soprana. Il campanello tintinna ancora, mentre si fa largo fino ad arrivare al bancone, lì ordina un bicchiere di latte caldo. Il cameriere lo prepara, ma subito si trova a richiamare l’anziana che non si volta indietro, si allontana: unico testimone un vecchio borsellino pieno di monete del Regno d’Italia, ormai fuori corso, un rosario e alcune immaginette sacre di fine Ottocento.

È il 1994, un suo famigliare riconosce la vecchietta, cerca di riconcorrerla, come è possibile gli avevano detto che era morta. La vecchietta scappa via, cingendo la borsa della spesa, si butta in mezzo alla strada ed è travolta da un’auto in Via delle Casacce davanti agli occhi di molti passanti. Inutili i tentativi dei testimoni e della polizia: non c’è nulla, nemmeno un filo di sangue, non un cadavere: è svanita nel nulla.

Tegni bonòmmo, a chi à famme, o pan o ghe pä lasagne.” il mendicante solleva la testa, si è fermato a chiedere l’elemosina nei dintorni dell’area verde dei Giardini di Plastica, una vecchina che sembra uscita dallo scorso secolo abbandona una banconota nel suo vecchio cappello “che quello de lasciù a benedîxa”, risponde, ma la signora si è già allontanata. Più tardi, mentre raccatta il suo bottino prende la banconota: sono cento lire, datate 7 agosto 1943.

Figura 1: fonte La Voce di Genova- 100 lire

A Porta Soprana c’è una calca di persone, è il 1989 nell’aria risuona la musica dance, i ragazzi sono tutti vestiti con colori sgargianti, scaldamuscoli, fasce nei capelli, giubbotti da paninaro, due ragazzi si guardano confusi mentre una vecchietta con abiti rammendati e un foulard sulla testa cerca confusamente in genovese stretto di chiedere indicazioni per Vico dei Librai. “Vico dei Librai?” chiede attonito uno di loro, guardando l’amico. Non può conoscerlo, Vico dei Librai non esiste più, almeno dalla Seconda Guerra Mondiale

La leggenda della vecchietta di Vico dei Librai ha, come ogni leggenda che si rispetti, un fondo di verità. La vecchina dall’accento strano, un vecchio dialetto genovese poco conosciuto oramai, abiti di foggia sorpassata, un vestito nero e che tutti ricordano confusa e disorientata, sembra essere proprio Maria Benedetti. Maria, madre di un figlio disperso in Russia, viveva all’ultimo piano del secondo palazzo di Vico dei Librai, morì nel 1944 sotto i bombardamenti all’età di 77 anni.

La strana storia pone al centro via dei Librai, una viuzza con tre porte di abitazione dalla quale si accedeva alla Piazzetta dei librai.

Figura 2: fonte La Voce di Genova- Piazzetta dei Librai

Il suo nome è a testimonianza della vecchia struttura di Genova, quando chiusa fra le mura, per ogni contrada, le diverse arti, praticate all’interno della città, davano il nome al quartiere e alle vie in cui venivano esercitate. Il Vico dei Librai si trovava nell’antico quartiere di via Madre di Dio fra Vico Colle Inferiore e Piazzetta dei Librai.

Figura 3: fonte C’era una volta Genova- Via Madre di Dio

Proviamo insieme a ricostruire questo angolo di Genova, servendoci di una mappa che è vecchia più di un secolo, dal momento che gli abusi edilizi degli anni Sessanta e Settanta hanno reso impossibile, a noi moderni la visita.

Figura 4: fonte C’era un volta Genova- mappa 1916

Lasciamo Via XX Settembre e immaginiamo di scendere in Piazza Ponticello fino a raggiungere Via Fieschi, imbocchiamo adesso la via che ci porterà a Borgo Lanaiuoli, un antico mestiere fiorente che veniva esercitata sulle sponde di Rivo Torbido che scorreva in questa zona. Tra i lanaioli più celebri sicuramente Domenico Colombo, padre di Cristoforo Colombo. Rivo Torbido fu tombinato e divenne un percorso stradale che scendeva verso il mare proprio da Piazza Ponticello passando sotto il Ponte di Carignano. Il percorso all’epoca prendeva tre nomi in successione: Borgo dei Lanaiuoli, appunto, via dei Servi, via Madre di Dio, sbucando in piazza Marco Reodano, fra le mura della Marina ed il retro dell’Albergo Popolare. Il Borgo dei Lanaiuli risaliva al XII secolo, costeggiava le mura del Barbarossa, ed era infossato fra il colle di Sarzano e quello di Carignano, mantenne nel corso dei secoli la sua caratteristica edilizia popolare: case alte che davano su viuzze strette su cui si affacciavano numerose “botteghe” artigiane.

Figura 5: fonte C’era una volta Genova- cartolina del Ponte di Carignano-1875

Percorriamo Via dei Servi e finalmente giungiamo in Via Madre di Dio. Prendeva il nome dalla chiesa e convento della Madre di Dio fondato nel 1680, che si trovava e ancora si trova accanto ad un pilone del ponte di Carignano. La chiesa subì numerose traversie e bombardamenti, a cominciare da quello francese del 1684 e finire con quello della Seconda Guerra Mondiale. Nel dopoguerra rimase a lungo in abbandono e solo nel 2008, dopo gli opportuni lavori di restauro, divenne la sede della Biblioteca Franzoniana.

Figura 6: fonte C’era una volta Genova — Via Madre di Dio

Proviamo ad immaginare il vociare della folla, l’odore di bucato dei panni stesi ad asciugare al sole, un fiume in piena che portava al mare, il profumo di cibo che si spande dalle oltre venti fra osterie e taverne, immaginiamo i bimbi e le comari, mentre un mulattiere esce da un caruggio stretto. È un quartiere che pullula di vita, di botteghe di artigiani e di negozi di ogni altro genere. Uno scritto del patrizio genovese Stefano De Franchi è utile per comprendere meglio l’atmosfera di quei vecchi vicoli:

“Figlia mia! Qui non c’è pace, né di giorno, né di notte. Mille voci risuonano dal mattino appena giunta l’alba sino alla sera… Ho la testa che mi rintrona come un tamburo, per il frastuono e lo schiamazzo che fa la gente!”.

Spesso Madre di Dio viene raccontata come zona difficile, povera, degradata… caratterizzata dallo svolgersi di attività non propriamente legali. Ma accanto a ciò, ci si dimentica spesso di raccontare quello che era il suo volto umano, semplice, profondamente genovese. La maggior parte degli abitanti della zona lavorava in porto, tutte le famiglie si conoscevano e le porte d’ingresso delle abitazioni venivano chiuse soltanto con una catenella. Era buona norma comunicare da una finestra all’altra e se c’era bisogno di qualcosa bastava gridarlo al vicino e si creava una specie di telefono senza fili…

Figura 7: fonte C’era una volta Genova — Via Madre di Dio (1902)

La lunga strada durante il giorno era stracolma di bambini che spesso raggiungevano la spiaggia per giocare, una distesa di sabbia e pietre sino a Puntavagno. I bambini più poveri erano soliti frequentare salita del Prione, giocavano fra le macerie dei bombardamenti lontano dallo sguardo dei genitori, quelli che invece erano considerati “ben educati” venivano accompagnati in piazza Caricamento, seguiti dalle mamme. Controllare i figli era segno distintivo di una “buona famiglia”.

La sera, invece, Madre di Dio andava a dormire più tardi rispetto al resto della città. Salita del Prione era la zona dei bordelli e delle case chiuse, ma la zona era rinomata soprattutto per le tante osterie, le più frequentate a Genova. Gli uomini, fra un bicchiere e l’altro, uscivano in strada e giocavano a mora, d’estate i tavolini per il gioco delle carte invadevano la strada.

Immaginiamo, quindi, di percorrerla con una fetta di farinata fumante in mano mentre facciamo una piccola deviazione in Passo Gattamora. Lì, possiamo fermarci, come in un pellegrinaggio, al numero 38 di questo vicolo casa natale di uno dei grandi nomi della nostra cultura musicale: Nicolò Paganini.

Figura 8: Casa Natale di Niccolò Paganini

E adesso fermiamoci, perché il nostro viaggio mentale si deve interrompere, di quel quartiere non rimane più nulla: non diamo la colpa alla Seconda Guerra mondiale che ha distrutto la Superba, non diamo la colpa ai calcinacci che la pioggia di bombe continuava a disseminare mentre gli abitanti del borgo si appigliavano alle loro abitazioni, diamo la colpa piuttosto alle modifiche del piano regolatore.

Figura 9: fonte Il mugugno genovese — debolizione

Nel 1970 le bombe hanno un nuovo nome si chiamano ruspe e abbattono tutto case, botteghe, finestre, porte, scale, ricordi e sogni. Non viene risparmiato nulla, fra il 1969 e il 1973 viene demolito tutto e la città in questo punto cambia completamente i connotati. Al posto di Vico Zaccaria, Vico dei Saraceni, Vico del Pomogranato, Vico Matamore e Vico Inferiore del Colle, Vico Pignolo e Piazzetta dei Librai, Piazza Bonifazio, Vico Carmandino e Vico dei Librai, si apre ora una strada percorsa dalle macchine, Giardini di Plastica un giardino intitolato a Baltimora la città statunitense con cui Genova è gemellata e il Centro dei Liguri. Al posto di quella viva vitalità si apre ora il silenzio e la desolazione dei casermoni della Regione costeggiati dal traffico intenso.

Figura 10: fonte Era Superba

Chissà com’era un tempo Vico dei Librai, chissà se la luce forse raggiungeva l’acciottolato, chissà chi ci abitava in quelle case di vertiginosa verticalità.

Quel vociare, quel rincorrersi, quel mondo popolare e artigiano ha lasciato solamente una vecchia Chiesa, un ponte e questa lapide che recita:

“A vergogna dei viventi e a monito dei venturi come usava ai tempi della gloriosa repubblica di Genova dedichiamo questa ‘Colonna infame’ all’avidità degli speculatori e alle colpevoli debolezze dei reggitori della nostra città. Con vandaliche distruzioni hanno cancellato tesori di arte e di storia, eliminato interi quartieri del centro storico, marino ed artigiano deturpando per sempre la fisionomia della città fino all’inaudito gesto di demolire la casa natale di Nicolò Paganini. Essi hanno così disperso la popolazione di questi quartieri con l’infame risultato di sradicare le fiere tradizioni che fecero Genova rispettata e potente. I genovesi dei quartieri della Marina, Via Madre di Dio, Via del Colle, Portoria, Sarzano e Ravecca”

Figura 11: fonte C’era una volta Genova — lapide commemorativa posta dai genovesi

Il 2022 si sta avviando ad una conclusione. Siamo nel periodo fra Natale e Capodanno, nell’aria risuona ancora la musica natalizia e le illuminazioni per i festeggiamenti fanno a botte con l’aria salmastra che risale fra i caruggi deserti. Risaliamo attorno a Porta Soprana e passiamo in Ravecca, giù per quelle strade antiche. Dove una volta sorgeva Via Madre di Dio e tutto un agglomerato di caruggi, alcuni così stretti che devi procedere di fianco, ora sorge il Centro dei Liguri. Una vecchietta si avvicina, è agitata, parla una lingua che non riusciamo a comprendere, sembra abbia fretta, forse deve andare a preparare da mangiare, ma quelle tre parole Vico dei Librai risuonano. Non spaventatevi, e siate gentili, sta solo cercando di tornare a casa.

La vostra Bibliotecaria

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Pubblicato in: Romanzo

Soffrire d’insonnia.

“Ci son cascato di nuovo” cantava Achille Lauro. Per una volta sono d’accordo con lui: ho rincontrato un’autrice che ho amato su WattPad ed è stata subito maratona di lettura.

Ruth B. Dandelious

Buongiorno readers,

Siamo a quota due. Vi chiederete probabilmente che cosa? Siamo a quota due notti insonni da aggiungere al conto di MissBookishC. Ma ne vale la pena! 

Sono una sua fan da, beh, Wattpad. Mi è sempre piaciuto addentrarmi nella giungla di una piattaforma per scrittori emergenti che pubblicano i loro romanzi a puntate come vecchi feuilleton. Attendevo gli aggiornamenti di alcuni romanzi con trepidazione ricaricando più volte la pagina di ogni storia. In questo modo ho seguito e letto Nel modo in cui cade la neve di Erin Doom (ve ne parlerò presto), tutta la saga delle Inferorum Gemmae (mamma mia quanto ho penato per gli aggiornamenti, ma quanto è brava l’autrice appena riesco a reperire i libri parto con rilettura e recensione), e tanti altri che alla fine, mea culpa, faccio fatica a ricordare e tutti prede della mia insanabile tendenza alla ricerca di nuovə talentosə voci. Mi riuscivo a immaginare questa pluralità di scrittori esattamente come me alla prima stesura del mio romanzo. Eh già il mio mega-sogno nel cassetto / scheletro nell’armadio a voi la scelta da che parte osservare la situazione. Li vedevo curvi sul cellulare o sul computer a sogghignare, emozionarsi e, si, anche un po’ a gioire delle sventure che i lettori avrebbero passato una volta letto l’aggiornamento con il nuovo capitolo.

Gli scrittori sono i primi critici e i primi lettori dei loro libri, sono quelli che stazionavano in prima fila, che hanno seguito la storia come spettatori ma anche come protagonisti.

Morale della favola: mentre sbirciavo il profilo di MissBookishC in attesa del nuovo capitolo, qualche anno fa, mi sono spesso immaginata questa ragazza, così brava nello scrivere, che mi ha fatto appassionare ai suoi libri, a tutti i suoi personaggi ma soprattuto ai suoi Ethan e Lizzy. 

A distanza di anni nel mio ultimo giorno del mese gratuito di Kobo+ come uno scherzo/gioco/fortuna del destino mi è apparso il titolo “Il babysitter di mio fratello” di MissBookishC e l’ormai famigliare copertina con i tulipani.

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Il secondo dopo stavo gridando di frustrazione. Non era possibile che mi fossi persa questo titolo nello zapping/ricerca dei titoli worthy da leggere nel mese e per giunta proprio quando avevo appena disdetto l’abbonamento (non me ne vogliate ma sono un po’ a secco di finanze).

Ho provato in un ultimo tentativo a vedere se il titolo fosse scomparso o meno. Ed era lì, a campeggiare fra i miei libri non letti, forse perchè l’avevo aperto nel momento della disdetta, non lo so. Quello che so è che in preda alla paura di non riuscire a rileggere quella storia mi sono fiondata in una maratona. 

Risultato? 

Ieri sera ho finito di leggerlo ed ero sicura di due cose:

  1. Avevo ragione qualche anno fa (e per questo mi sono battuta un cinque virtuale) il libro è veramente fantastico: un romance scorrevole, intrigante, leggibile scene costruite ad arte per rimanere incollati alla pagina, quel giusto di dramma che ci vuole. I dialoghi, il tallone d’Achille di molti scrittori alle prime armi,  rispettano la coerenza con i caratteri e le scelte che i personaggi fanno durante la storia e sono brevi, incisivi, quasi come una sceneggiatura. Uno spaccato riuscito della vita di un’adolescente a metà strada fra il mondo degli adulti e dei loro errori, e i sogni dei bambini, senza mai scivolare nella ripetizione, nella melodrammaticità o nel cliché. 
  2. Dovevo, assolutamente, rileggere il secondo libro e sequel “L’ex babysitter di mio fratello”. Ne andava della mia salute mentale. Così alle 22 e 30 ho acquistato il titolo e alle 3 e 59 ero all’epilogo. 

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Che viaggio ragazzi. 

La domanda che mi ha attanagliata ai ringraziamenti é stata: chissà se ha scritto altro?

Perché sì questa autrice grandiosa e talentuosa merita di stare sugli scaffali della libreria, merita che le sue storie siano lette, discusse e sicuramente rilette come ho fatto io. 

Il talento è cosa rara. Molte persone pensano di fare gli scrittori mettendo su carta i loro pensieri. Io penso, invece, che ci sia una differenza abissale fra scrivere e essere un autore, e non sta nelle copie vendute,  ma nella capacità di trascinare il lettore esattamente dove si era nel momento in cui si scrivevano quelle parole, alla scena che si è appena descritta, alle emozioni che si volevano trasmettere.

Se sei in grado di far rimanere un lettore attaccato ad un libro, praticamente in versione binge watching libroso, e soprattutto se la tua voce si adatta ai gusti della ragazza di diciannove anni, troppo sognatrice, come a quelli della venticinque, molto più critica, allora sei un autore talentuoso.

E meriti che il mondo ti conosca.

MissBookishC sono così felice di averti potuto leggere in formato “cartaceo” tutta d’un fiato e non su Wattpad, perché per anni mi sono detta: questa autrice merita di farcela e ce l’hai fatta! 

Complimenti! 

La storia di Ethan e Lizzy si è conclusa, ma non vedo l’ora di leggere i tuoi prossimi romanzi. Continua così. 

Una Bibliotecaria ( fan sfegatata)

Ps. vi lascio le trame dei due romanzi

Il babysitter di mio fratello: Elizabeth Jonson, sedici anni inoltrati, ha subito tante delusioni nella vita che l’hanno portata a non fidarsi di nessuno. È per questo motivo che quando la madre decide di ingaggiare un ragazzo della sua scuola come babysitter del fratellino la notizia non viene presa nel migliore dei modi. La routine a cui Elizabeth si era ormai abituata viene sconvolta dall’ingresso di una nuova persona nella sua quotidianità, una persona determinata ad abbattere quel muro che la ragazza si era costruita attorno a soli undici anni. Elizabeth si trova a dover affrontare il ritorno di emozioni a lei conosciute, come la rabbia e la frustrazione, e l’avvento di altre che non ha mai incontrato nella sua vita, come l’amore. Riuscirà ad aprirsi e mostrare il suo lato vulnerabile o continuerà a fare affidamento solo su se stessa?

L’ex babysitter di mio fratello: il primo anno di università è un’ottima occasione per cambiare ambiente e avere un nuovo inizio, soprattutto se l’università in questione si trova in una città diversa da quella dove si è sempre vissuti. È questo ciò che rassicura Elizabeth quando si trasferisce a Oxford allontanandosi da quella realtà che considera familiare. Tutto sembra finalmente andare per il verso giusto: indipendenza, un ottimo corso di studi e nessuno a farle fare i conti con la vita che ha deciso di lasciarsi alle spalle. Un peso pare esserle stato tolto di dosso, concedendole la libertà di essere una nuova versione di sé. Se lo è promessa: non sarà più l’Elizabeth difensiva, l’Elizabeth incasinata. Ma il mondo non è poi così grande e sfuggire al proprio passato può diventare un’impresa più difficile del previsto. Oxford rivelerà presto di non essere la città incontaminata ed estranea che Elizabeth si era illusa che fosse. Riuscirà lo stesso a intraprendere quel tanto desiderato cambiamento o sarà costretta a mostrare alle sue nuove conoscenze quel lato di sé che era pronta a gettare via?

Pubblicato in: Aprile, Leggi con la Bibliotecaria

Leggi con la Bibliotecaria: Aprile

Leggi con la Bibliotecaria è al suo secondo appuntamento, questo mese è dedicato alle saghe famigliari.

Buongiorno readers,

com’è che si dice? Aprile dolce dormire? Forse è vero! Aprile, ha appena fatto capolinotempImagexvOrXm in questo 2022, decisamente già travagliato, e la sensazione di torpore e stanchezza che accompagnano ogni giornata preferisco pensare sia da attribuire all’arrivo dell’agognata primavera (anche se lo scorso weekend mi sono ritrovata sotto una vera e propria nevicata tardiva…).

Aprile è il mese che i romani dedicavano a Venere, dea romana della bellezza, dell’amore e della fertilità. Alcuni sostengono che il nome di Aprile deriverebbe da il termine latino per aprire, dato che è il periodo dell’anno in cui si schiudono i fiori.

Da buona bibliotecaria invece ho deciso di disseppellire dalla mia TBR le saghe famigliari che ho accumulato nei mesi, e di farne il tema della nostra rubrica “Leggi con la Bibliotecaria” per Aprile.

Apriamo le danze!

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I leoni di Sicilia – La saga dei Florio

Stefania Auci

Editrice Nord

2019

436 pag.

Dove trovarlo (vi segnalo che c’è anche l’edizione illustrata)

Trama:

C’è stata una famiglia che ha sfidato il mondo. Una famiglia che ha conquistato tutto. Una famiglia che è diventata leggenda. Questa è la sua storia.

Dal momento in cui sbarcano a Palermo da Bagnara Calabra, nel 1799, i Florio guardano avanti, irrequieti e ambiziosi, decisi ad arrivare più in alto di tutti. A essere i più ricchi, i più potenti. Palermo osserva con stupore l’espansione dei Florio, ma l’orgoglio si stempera nell’invidia e nel disprezzo: quegli uomini di successo rimangono comunque «stranieri», «facchini» il cui «sangue puzza di sudore».

Non sa, Palermo, che proprio un bruciante desiderio di riscatto sociale sta alla base dell’ambizione dei Florio e segna nel bene e nel male la loro vita; che gli uomini della famiglia sono individui eccezionali ma anche fragili e – sebbene non lo possano ammettere – hanno bisogno di avere accanto donne altrettanto eccezionali: come Giuseppina, la moglie di Paolo, che sacrifica tutto – compreso l’amore – per la stabilità della famiglia, oppure Giulia, la giovane milanese che entra come un vortice nella vita di Vincenzo e ne diventa il porto sicuro, la roccia inattaccabile.

Schermata 2022-04-06 alle 16.31.39I Goldbaum

Natasha Solomons

Neripozza

2019

480 pag.

Dove trovarlo

Trama: Vienna, 1911. Sulla Heugasse, costruito con la pietra bianca più bella d’Austria, sorge il palazzo dei Goldbaum, una famiglia di influenti banchieri ebrei. In città si dice che siano così ricchi e potenti che, nelle giornate uggiose, noleggino il sole perché brilli per loro. Ben poco accade, dentro e fuori la capitale, su cui non abbiano voce in capitolo, e meno ancora senza che ne siano a conoscenza. I Goldbaum, com’è costume delle cosmopolite dinastie reali d’Europa, si sposano tra loro. Perché gli uomini Goldbaum continuino a essere ricchi e influenti banchieri è necessario, infatti, che le donne Goldbaum sposino uomini Goldbaum e producano piccoli Goldbaum.

Anche la giovane, ribelle Greta Goldbaum deve rassegnarsi alla tradizione di famiglia e dire addio alle sue scapestrate frequentazioni nella ribollente Vienna del primo decennio del Novecento, sposando Albert Goldbaum, un cugino del ramo inglese della famiglia lasciando Vienna per la Temple Court nella piovosa Inghilterra. Alla silenziosa contesa di Temple Court si aggiunge, però, il fragore di ben altro conflitto: la prima guerra mondiale, il tragico evento che spazzerà via l’intero vecchio ordine su cui l’Europa si era retta per secoli. La corsa agli armamenti è tale che persino gli influenti Goldbaum, benché abituati a lavorare con discrezione dietro le quinte dei governi e delle dinastie reali, non possono alterarne il corso. Per la prima volta in duecento anni, la famiglia si troverà su fronti opposti e Greta dovrà scegliere: la famiglia che ha creato in Inghilterra o quella che è stata costretta a lasciare in Austria.

Schermata 2022-04-06 alle 16.30.33La casa sull’argine – La saga della famiglia Casadio

Daniela Raimondi

Editrice Nord

2020

400 pag

Dove trovarlo

Trama: La famiglia Casadio vive da sempre nel borgo di Stellata, all’incrocio tra Lombardia, Emilia e Veneto. Gente semplice, schietta, lavoratrice. Poi, all’inizio dell’Ottocento, qualcosa cambia: Giacomo Casadio s’innamora di Viollca Toska, una zingara, e la sposa. Da quel momento, i discendenti della famiglia si dividono in due ceppi: i sognatori dagli occhi azzurri e dai capelli biondi, che raccolgono l’eredità di Giacomo, e i sensitivi, che hanno gli occhi e i capelli neri di Viollca, la veggente. i Casadio vivono sospesi tra l’irrefrenabile desiderio di sfidare il destino e la pericolosa abitudine di inseguire i loro sogni. E portano ogni scelta sino in fondo, non importa se dettata dall’amore o dalla ribellione, dalla sete di giustizia o dalla volontà di cambiare il mondo. Ma soprattutto a onta della terribile profezia che Viollca ha letto nei tarocchi in una notte di tempesta…

La saga di una famiglia che si dipana attraverso due secoli di Storia, percorrendo gli eventi che hanno segnato l’Italia: dai moti rivoluzionari che portarono all’Unità fino agli Anni di Piombo. Una storia epica e intima insieme, un romanzo in cui immergersi per recuperare la magia dei sogni e ritrovare tutto ciò che ci rende davvero vivi.

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Gli anni della leggerezza – La saga dei Cazalet

Elizabeth Jane Howard

Fazi Editore

1990 edizione originale – 2020 edizione italiana

606 pag.

Dove trovarlo

Trama: È l’estate del 1937 e la famiglia Cazalet si appresta a riunirsi nella dimora di campagna per trascorrervi le vacanze. È un mondo dalle atmosfere d’altri tempi, quello dei Cazalet, dove tutto avviene secondo rituali precisi e codici che il tempo ha reso immutabili, dove i domestici servono il tè a letto al mattino, e a cena si va in abito da sera. Ma sotto la rigida morale vittoriana, incarnata appieno dai due capostipiti affettuosamente soprannominati il Generale e la Duchessa, si avverte che qualcosa sta cominciando a cambiare. Ed ecco svelata, come attraverso un microscopio, la verità sulle dinamiche di coppia fra i figli e le relative consorti. E poi ci sono i nipoti, descritti mirabilmente nei loro giochi, nelle loro gelosie e nei loro sogni, in modo sottile e mai condiscendente, dalle ingenuità infantili alle inquietudini adolescenziali.
Ma c’è anche il mondo fuori, e la vita domestica dei Cazalet s’intreccia inevitabilmente con la vita di un paese sull’orlo di una crisi epocale. Mentre le vicissitudini private dei personaggi vengono messe a nudo e vicende grandi e piccole intervengono a ingarbugliare le loro esistenze, si comincia a mormorare di una minaccia che viene dal continente, e che assume sempre più spessore nelle consapevolezze dei protagonisti, fino a diventare tangibile: la seconda guerra mondiale è alle porte.

La prosa sapiente di Elizabeth Jane Howard, il suo sguardo acuto e la sua ironia affilata ci accompagnano in queste pagine mano nella mano, fino alla fine del primo libro della saga dei Cazalet, lasciandoci con la voglia di andare avanti.

Buona lettura!

P.S. ho indicato Bookdealer come sito dove trovare i libri, la prima piattaforma di e-commerce in Italia a sostenere attivamente le librerie indipendenti.

La Bibliotecaria

Pubblicato in: Storia di vita

Piccoli frammenti di vita

Questo piccolo grande amore, Baglioni

L’amore per i libri, sembra retorica come affermazione, eppure d’amore si deve parlare e voglio parlare. Il mio primo grande amore come cantava Baglioni. Quell’imprinting a cui resisti tutta la vita ma che in un modo o nell’altro ti trascina a sé come se fossi semplicemente metallo e lui calamita. Violeta (2022, Feltrinelli) diceva che la vita è fatta di anni, che scorrono e alla fine si confondono nella nebbia della nostra esistenza, ma la memoria è fatta da quei lampi di vita che si ricordano perchè legati ad emozioni indelebili. Una celebre frase di Gabriel Garcia Marques recita che  “la vita non è quella che si è vissuta ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla”. Il mio primo flash, il mio primo ricordo? Sono a casa dall’asilo, ho la coda di cavallo che mi tira un po’ troppo i capelli, indosso una tuta con cuccioli di dalmata ricamati sopra (avevo una fissa per la Carica dei 101) e un paio di ciabattine rosse. Fra le mani stringo un libro. La mamma non ha tempo di rileggermi di nuovo quella storia deve fare i mestieri di casa. Mi dovevo ingegnare…se avessi voluto leggerla avrei dovuto ricordarla. Quindi, come si dice, ho fatto di necessità virtù. Mi hanno trovato sul divano, qualche ora dopo, che ripetevo ad alta voce la storia, sfogliando le pagine proprio come se leggessi. Ebbene sì: alla fine il mio primo libro l’ho imparato a memoria.

Volete sapere una cosa buffa? A venticinque anni devo già andare avanti a To do list eppure ricordo ancora nitidamente quel volumetto di poche pagine e se chiudo gli occhi posso ancora vedere le figure come se lo avessi sfogliato solo l’altro ieri. Era la storia di una famiglia di orsi, l’orso figlio faceva disperare i genitori per il troppo disordine, i genitori disperati chiamano un dottore che lo ipnotizza. L’orsetto diventa ordinato in modo maniacale, alla fine i genitori si pentono, rivogliono il loro bambino così com’era e vissero tutti felici e contenti. Ecco a voi la copertina

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Era chiaro: avevo iniziato ad amare i libri, di lì è stato solo un crescendo. Imparare a leggere per me è stato un po’ come avere finalmente una chiave magica per navigare in mondi inesplorati. Morale della favola? Non ho più smesso di leggere, ho letto libri di ogni genere, attinto a tutti i libri che c’erano in casa, ho consumato persino gli occhi perchè alla luce fioca di una piccola pila mi sforzavo di decifrare le parole pur di terminare un libro.

Essere un topo di biblioteca? Alla fine è diventata la mia vocazione.

Ancora oggi se il tempo è uggioso batto le mani e saltello sul posto. I miei parenti metereopatici mi guardano storto e mugugnano che non sono normale, che ho decisamente qualcosa che non va: vuoi mettere una bella giornata di sole ad una giornata di pioggerellina e nebbia da far invidia al tempo inglese? Assolutamente sì. Perchè? Elementare, Watson. Se la domenica pioveva la gita in macchina mi portava direttamente nel mio posto preferito in assoluto: la libreria. Non c’erano camminate, lavori in casa, lavori in giardino, pranzi o cene da cucinare, visite a questo o quel parente che teneressero. La domenica se fuori pioveva, cadesse il mondo, si prendeva la macchina e, cantando a squarciagola, in modo decisamente stonato, le canzoni di un vecchio cd di Eros Ramazzotti  (oramai consumato) si partiva alla volta di quel magico mondo. La prima cosa che ricordo nitidamente, quando ci ripenso, è l’odore della carta stampata, delle copertine, il rumore delle pagine sfogliate, la musica in sottofondo che ti investivano come un profano rito di iniziazione sulla porta scorrevole. Mi aggiravo con passo felpato, quasi con sacralità come se fosse una specie di santuario. E lo era per me. Era un luogo che conteneva mille mondi, dovevo solo passeggiare fra gli scaffali e scegliere quale storia mi avrebbe accompagnato. Mi sarei fatta lasciare lì, mi sarei accomodata sulle poltroncine disseminate nel locale e avrei letto libri su libri.

Quasi vent’anni dopo? La sensazione è rimasta la stessa, e ogni volta che varco la porta di una libreria, ritorno quella bimba che fantasticava con il naso in sù.

La Bibliotecaria

Pubblicato in: Leggi con la Bibliotecaria, Marzo

Leggi con la Bibliotecaria: Marzo

8 marzo,Tecla

Buongiorno lettori,

ho pensato ad un nuovo Contest da affiancare alle recensioni di libri: che ne dite se vi propongo la lista dei libri che intendo leggere nel mese? Sono aperta ovviamente a suggerimenti (quale libro leggere, quale invece non leggere, se lo avete già letto…)

Potrebbe essere un divertente appuntamento mensile, magari organizzato a temi.

Pronti! Inizio!

Facciamo un gioco: pensate a tutto ciò che vi fa venire in mente il mese di Marzo…

Marzo è il mese della rinascita, le giornate iniziano a farsi più lunghe, il tempo è un pazzerello e le giornate ancora fredde, ma la Primavera è lì, alle porte, ad un passo dallo sprigionarsi. I primi fiori iniziano a sbocciare, temerari al freddo, e il profumo si spande piano piano nell’aria.

Marzo è il mese della Donna, resiliente e bellissima, forte e dolcissima come i primi petali. Essere donna è principio, fine e sviluppo esattamente come un magnifico libro. Edoardo Sanguineti diceva che l’uomo e il mondo sono la somma della cultura che hanno assorbito nella loro vita, noi siamo l’enciclopedia di noi stessi. Quindi eccomi qui ad arricchire la mia (e forse spero) anche la vostra biblioteca umana.

Schermata 2022-03-15 alle 14.42.00Violeta

Isabel Allende

2022

Feltrinelli

Pag. 354

Dove trovarlo

Trama: Violeta nasce in una notte tempestosa del 1920, prima femmina dopo cinque turbolenti maschi. Fin dal principio la sua vita è segnata da avvenimenti straordinari, con l’eco della Grande guerra ancora forte e il virus dell’influenza spagnola che sbarca sulle coste del Cile quasi nel momento esatto della sua nascita. Grazie alla previdenza del padre, la famiglia esce indenne da questa crisi solo per affrontarne un’altra quando la Grande depressione compromette l’elegante stile di vita urbano che Violeta aveva conosciuto fino ad allora. La sua famiglia perde tutto ed è costretta a ritirarsi in una regione remota del paese, selvaggia e bellissima. Lì la ragazza arriva alla maggiore età e conosce il suo primo pretendente… Violeta racconta in queste pagine la sua storia a Camilo in cui ricorda i devastanti tormenti amorosi, i tempi di povertà ma anche di ricchezza, i terribili lutti e le immense gioie. Sullo sfondo delle sue alterne fortune, un paese di cui solo col tempo  Violeta impara a decifrare gli sconvolgimenti politici e sociali. Ed è anche grazie a questa consapevolezza che avviene la sua trasformazione con l’impegno nella lotta per i diritti delle donne. Una vita eccezionalmente ricca e lunga un secolo, che si apre e si chiude con una pandemia.

Vanessa Montfort

2020

Feltrinelli

Pag. 602

Dove trovarlo

Trama: quando la direttrice di teatro Noelia Cid viene incaricata di mettere in scena Sortilegio, opera del celebre drammaturgo Gregorio Martinez Sierra, decide di documentarsi analizzando i testi e le lettere conservati dalla moglie di Gregorio, Maria Lejarraga. E così, tramite la sua indagine, Noelia non solo si immerge nella complessa relazione tra Maria e Gregorio, ma fa luce su un mistero che si tramanda da oltre un secolo. Il mistero di un autore che nella sua lunga vita ha scritto più di novanta opere, andate in scena nei principali teatri del mondo, dagli Champs-Elysées a Buenos Aires, a Broadway. Un autore che ha vissuto in prima linea i grandi eventi del secolo passato: la Madrid letteraria degli anni venti, la Parigi della Belle Epoque, l’esilio durante la guerra civile spagnola, l’occupazione nazista della Francia e il glamour degli anni d’oro di Hollywood. Un autore che ha collaborato con i principali intellettuali dell’epoca e ha conosciuto Stravinskij, Sarah Bernhardt, Picasso. Un autore che ha lottato per l’uguaglianza e per il voto alle donne. Un autore che in realtà era un’autrice, rimasta nell’ombra del marito per la maggior parte della vita, lasciando però dietro di sé una traccia sottile grazie alla quale Noelia riesce finalmente a restituirle un nome. Un avvincente romanzo che parla di amore e disamore, di contraddizioni umane e di segreti. Un’Odissea attraverso l’Europa e l’America del Ventesimo secolo, con un’antieroina che è sempre rimasta fedele alla sua vocazione artistica, anche a costo di restare nell’ombra.

Schermata 2022-03-15 alle 14.58.15Stradario aggiornato di tutti i miei baci

Daniela Ranieri

2021

Ponte alle Grazie

Pag. 684

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Trama: una donna in dialogo perpetuo con sé stessa e con il mondo disegna una mappa delle sue ossessioni, del suo rapporto con l’amore e con il corpo, serbatoio di ipocondrie e nevrosi: il nuovo romanzo di Daniela Ranieri è un diario lucido e iperrealistico, in cui ogni dettaglio, ogni sussulto di vita interiore è trattato allo stesso tempo come dato scientifico e ferita dell’anima. Dalla pandemia di Covid-19 alla vita quotidiana di Roma, tutto viene fatto oggetto di narrazione ironica e burrascosa, ma in special modo le relazioni d’amore: le tante sfaccettature di Eros – l’incontro, il flirt, il piacere, le convivenze sbagliate, la violenza, l’idealizzazione, la dipendenza, l’amore puro – vengono sviscerate nello stile impareggiabile dell’autrice, un misto di strazio, risentimento, ironia impastati con la grande letteratura europea (e non solo). E forse è proprio la lingua di Daniela Ranieri il vero protagonista di questo “Stradario aggiornato di tutti i miei baci”, una lingua ricchissima di echi gaddiani, di irritazioni à la Thomas Bernhard, di citazioni, e allo stesso tempo inquietantemente diretta e inaudita, una lingua la cui capacità di nominare e avvicinare le cose è pari soltanto alla sua potenza nel distruggerle. Lo Stradario di Daniela Ranieri non è solo un romanzo: ha la sostanza di un corpo vivente che abita nel mondo, di una voce che avvince e persuade con la forza della grande letteratura.

Silvia Truzzi

2022

Longanesi

Pag.380

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Trama: Mantova, 1918. Nel giorno dell’armistizio della Grande Guerra due bambine vengono al mondo a poche ore di distanza. Dora in una poverissima casa vicino al lungolago, già orfana perché sua madre muore di parto e suo padre è un soldato disperso. Qualche ora dopo nasce Irene, l’ultimogenita dei marchesi Cavriani, famiglia dell’antica nobiltà cittadina. Le due bambine crescono – una tra la fame e la miseria dei vicoli, l’altra negli agi del palazzo che porta il nome della sua famiglia – e si incontrano ogni domenica sul sagrato di Sant’Andrea. Dora chiede l’elemosina e nella sua mano la piccola Irene deposita un soldo e un sorriso di solidarietà e compassione. Gli anni passano e mentre il Fascismo si fa regime, e insanguina le strade della città, due vite destinate a rimanere separate da un’insormontabile differenza di classe si incrociano di nuovo. La sorte che ha portato Dora nella casa borghese della famiglia Benedini, dove è stata accolta e ha ricevuto un’istruzione, le ha fatto dono di una bellezza fuori del comune che fa girare la testa agli uomini. Tra loro c’è anche il timido Eugenio, figlio dei ricchissimi Arrivabene e cognato di Irene. Sfidando l’ostilità delle famiglie, Dora si fidanza in segreto con Eugenio ma il bel mondo che comincia a spalancarsi davanti ai suoi occhi ha in serbo per lei molte sorprese: in una girandola di splendidi vestiti, ricevimenti e intrighi, Dora dovrà difendere tutto ciò che ha conquistato con tanta fatica. Con il ritmo narrativo di un romanzo storico, “Il cielo sbagliato” è un affresco sul desiderio di emancipazione. E sul prezzo da pagare per varcare la porta di un mondo che una bimba con i vestiti strappati non avrebbe mai immaginato di sfiorare.

Schermata 2022-03-15 alle 15.06.11L’assassino cieco

Margaret Atwood

2001

Tea

Pag. 628

Dove trovarlo

Trama: «Dieci giorni dopo la fine della guerra mia sorella Laura precipitò con l’auto giù da un ponte». Sono queste le prime parole, semplici ma inquietanti, con cui Iris Chase, la voce narrante del romanzo, decide, a ottantadue anni, di raccontare le tormentate vicende della sua famiglia nell’arco di quasi un secolo. Ma sin dall’inizio il racconto di Iris viene interrotto dagli stralci di un altro romanzo, una scabrosa storia d’amore scritta dalla sorella tragicamente morta e pubblicata postuma con enorme successo: «L’assassino cieco». Il protagonista del romanzo, un uomo in fuga, inventa per la sua amante una storia di fantascienza su un pianeta inverosimile, dando, così, vita a un terzo livello narrativo.

Margaret Atwood

2020

Ponte alle Grazie

Pag. 387

Dove trovarlo

Trama: Marian è una ragazza ben educata e istruita, vive negli anni Sessanta a Toronto, ed è fidanzata con Peter, un promettente avvocato. Lavora in un’azienda che si occupa di ricerche di mercato, dove i posti di responsabilità sono tutti ricoperti da uomini. Ambiziosa, ma anche desiderosa di essere normale, Marian decide di assecondare le richieste del suo fidanzato e della società e attende fiduciosa il matrimonio, che pensa le conferirà un ruolo. La svolta inattesa giunge quando incontra Duncan, un dottorando in Letteratura inglese che ignora le regole ed è profondamente determinato, a differenza di Marian, a esprimere la propria individualità. La ribellione parte dal corpo della ragazza, che inizia a rifiutare il cibo: prima la carne, poi le uova, infine le verdure, finché la sua personalità, tenuta così a lungo a freno, esplode in una serie di comportamenti inappropriati e sovversivi, modificando per sempre la sua rassicurante, stabile routine. Spregiudicato, esilarante e acuto, La donna da mangiare è il primo romanzo di Margaret Atwood e contiene già tutti i temi delle sue opere successive, presentandola come un’osservatrice consumata delle ironie e delle assurdità generate dal conformismo.

Avete voglia di accompagnarmi nel mese di letture?

La Bibliotecaria

Pubblicato in: Romance fantasy, Romanzo

In principio era la parola…

Amy Harmon 

L’Incatesimo della spada

Newton Compton Editori, 2018

Iris, The Goo Goo Dolls

Buongiorno lettori,

se dovessi dare un titolo all’articolo sarebbe sicuramente: Storia di come entrare in un supermercato e uscirne con la tua nuova ossessione. 

A questo punto sono davvero sicura di essere sotto incantesimo, ho passato un giorno inteno (notte e dì) a farmi catturare dalla scrittura di Amy Harmon e il suo L’incantesimo della spada. Non sapevo di aver bisogno di questo libro fino a che mi ha letteralmente chiamata a sé sullo scaffale del supermercato del paesino dove vivo.

Forse che non sia anche lui un po’ magico?

Immaginatevi una ragazza con il potere di usare le parole, di vedere il significato di una parola, di sentirla prendere forza. Immaginate l’amore di una madre che negli ultimi istanti la vincola al silenzio.

“Ingoia le parole, bloccale nel profondo della tua anima.

Nascondile, chiudi la bocca sul tuo potere.

Non maledire, non curare.

Non parlerai, ma imparerai.

Silenzio, figlia. Rimani viva”

Immaginate che questa ragazza cresca all’ombra di un torrione senza saper parlare, senza saper leggere, confinata a vivere al di là di un vetro, a dover essere costantemente decifrata nei gesti e negli atteggiamenti. Immaginatevi un principe dai capelli bianchi, dal temperamento freddo e intimidatorio. Immaginatevi di essere diversi in un mondo dove il diverso ti condanna inevitabilmente.

Lady Lark di Corvyn ha il Dono e come molte altre persone è costretta a nascondere questa sua abilità. Sua madre ha perso la vita per colpa sua davanti ai suoi occhi e suo padre è vincolato a lei da un incantesimo e non da un sincero sentimento paterno d’amore. Cosa accadrà quando Lark sarà la pietra di scambio in un tremendo ricatto, da un lato la sua vita dall’altro le armate di Corvyn? Come riuscirà a sopravvivere lontana da casa? Ma soprattutto come riuscirà a resistere ad un Re bellissimo e distrutto che le offre la possibilità di poter finalmente imparare a leggere, di porter parlare, di usare il suo dono?

Quando il suo mondo collasserà, riuscirà Lark a trovare di nuovo il potere delle sue parole a lungo celate?

Sinceramente stupita

La vostra Bibliotecaria

Pubblicato in: Romanzo

Il fabbricante di lacrime … sì le mie.

Il Fabbricante di lacrime

Erin Doom

Magazzini Salani, 2021

What the hell, Avril Lavigne

Buongiorno lettori,

1090 pagine lette in ebook (sì ho ceduto alla tentazione del digitale!) e mai fatta scelta migliore. Che delusione!

Una delusione oserei dire cocente visto l’Amore con la A maiuscola provato per il secondo libro della Doom “Nel modo in cui cade la neve”, che ho riletto, non una, ma due volte e ho anche acquistato in versione cartacea dopo averlo letto su Wattpad prima della pubblicazione.

Conosco il detto “chi di penna ferisce, di spada perisce” ma non posso sottrarmi al mio dovere alla verità che più volte ho citato nei miei articoli precedenti. Si vede, lontano un miglio, che è il suo primo libro: la scrittura è infantile.

Per chi non si raccapezza più e penso mi immagini ormai sulla soglia della follia, devo ammettere che la trama è molto accattivante. Nica è un’orfana e il suo nome è quello di una bellissima farfalla. Non ci può quasi credere che, oramai alla soglia della maggiore età venga adottata dai signori Milligan. Unica pecca? Non è l’unica ad essere adottata… anche Rigel viene inspiegabilmente scelto per far parte della nuova famiglia. E loro due proprio non si sopportano… come potranno andare d’accordo ed essere due fratelli?

Summa cum brevitas, ecco a voi la trama

La protagonista Nica l’ho trovata noiosa e retorica e più volte nel corso della lettura mi sono chiesta se questo sia il modello di ragazza da propugnare ai lettori. Che fine hanno fatto le grandi eroine, non pretendo una rediviva Boadicea ma mi basterebbe una copia sbiadita di Ivy la protagonista di “Nel modo in cui cade la neve” che, guardate, mi vengono i cuoricini sulla faccia solo a pensarci.

Non fraintendetemi credo che la Doom sia una validissima penna, come ha avuto modo di dimostrare nel suo secondo romanzo, il problema centrale del romanzo che vi recensisco  è la necessità impellente di maturazione che trasuda il Fabbricante di lacrime.

Che poi a voler dire tutta la verità: io ancora non l’ho capito chi sia questo Fabbricante di lacrime.

Ma veniamo ai personaggi secondari che ho trovato meno caratterizzati Lionel e Billie. Allora Lionel sembra l’incrocio mal riuscito di Voldemort e Jocker con un pizzico della stuccosità del classico tipello americano dell’Upper East Side stile Gossip Girl. E scusatemi i toni, ma in che senso esce di scena e cambia città così senza essere tirato in ballo dopo aver quasi ucciso i protagonisti: aiuto serial killer a piede libero!!

Billie, poveretta è un personaggio che avrebbe potuto essere sviluppato in molteplici modi ma sopperisce ad un’iperattività condita da traumi infantili.

Tutt’altro discorso per Rigel. In questo caso applausi all’autrice che ha costruito davvero un personaggio accattivante, complesso, irresistibile che ha tutti gli ingredienti per essere la vera calamita e centro di gravità dell’intero libro. Devo essere sincera? Rigel è l’unica ragione per cui mi sono spinta avanti nella lettura.

Mi stupisco solo di come non abbia attentato alla propria vita o non si sia cavato i timpani pur di non ascoltare le lagne monologate di Nica.

Consiglierei all’autrice trame più costruite, anche con meno personaggi ma più ben caratterizzati e discorsi diretti meno lunghi (dammi retta, Doom, i flussi di coscienza meglio lasciarli a Joyce ma ti prego continua a creare manzi di cui farci innamorare).

Nuovo slogan: +Rigel, +Mason, -Nica.

Viviamo in un’epoca dove le donne vogliono essere le protagoniste magari cavalcare loro stesse il cavallo bianco e salvare il principe.

La Bibliotecaria

Pubblicato in: December reading, Romanzo

Se ne avessi la possibilità, sceglierei di passare la mia vita con te.

Emily Stone

Succede quasi sempre per caso (Always, in December)

Newton Comton editori, 2021

imagesBuongiorno readers,

sto scrivendo con le lacrime agli occhi, distrutta, devastata e ho voglia solo di rintanarmi sotto le coperte e piangere. La mia distruzione d’animo ha un solo colpevole: Emily Stone e il suo romanzo d’esordio Succede quasi sempre per caso. 

L’ho acquistato in libreria qualche tempo fa con l’idea di farne una delle mie letture per il mese di Dicembre. La trama aveva tutti gli ingredienti capaci di attirare l’attenzione dei lettori: una ragazza che odia il Natale, la fine di una storia d’amore e l’incontro con un magnetico sconosciuto.

Eppure vorrei che mi avessero preparato. Preparato? direte voi. Già, preparato… per la più romantica e struggente storia d’amore che ho avuto modo di leggere da qualche tempo a questa parte. Quindi miei cari amici lettori, mi sento in dovere di fornirvi un vero e proprio kit di sopravvivenza per leggere il romanzo, siete pronti a prendere appunti?

  1. Sappiate che volenti o nolenti vi innamorerete di Max, e con innamorarsi intendo alla follia, perché è l’uomo che ognuno sogna di avere al suo fianco, buono, misterioso, spiritoso e chi più ne ha, più ne metta
  2. Avrete la tentazione di irrompere dentro la storia e mollare una sberretta sulla nuca di Josie per dirle <<ehi svegliati, che stai aspettando!>>? Tutto nella norma, è una sensazione comune durante la lettura.
  3. Svilupperete una vera e propria dipendenza dalle parole dell’autrice e finirete a passare tutto il giorno sotto una coperta a consumare il libro fino a che fuori non si fa buio
  4. Fazzoletti, molti, moltissimi fazzoletti.
  5. Se state cercando una storia tipo quella dei cinepanettoni, posate il libro. Datemi retta, non è per voi.
  6. Giurerete di non volerlo mai più leggere, il giorno dopo sarà di nuovo fra le vostre mani, garantito!

Questa è una storia per romantici, una storia per chi ha amato “Io prima di te” di Jojo Moyes, “Un giorno” di David Nicholls e ovviamente come dimenticare “Colpa delle stelle” di John Green e “Le pagine della nostra vita ” di Nicholas Sparks. Insomma, i titoli sono eloquenti, è una storia per chi non ha paura di ritrovarsi con i lucciconi, a tirare su con il naso stringendo il libro al petto. Una storia per chi crede ancora nei miracoli di Natale, perché il Natale è un momento magico sin da quando siamo piccoli e continua a conservare quel pizzico di magia per tutta la nostra vita.

Siete coraggiosi? Avete voglia di leggerlo?

Se la vostra risposta è sì, a mio modestissimo parere avete fatto la scelta giusta.

La vostra Bibliotecariaimages

Pubblicato in: November reading, Romanzo breve

Uno, non toccare le lancette. Due, domina la rabbia. Tre, non innamorarti, mai e poi mai…

La meccanica del cuore (La Mecanique du Coeur)

Mathias Malzieu

2012, Feltrinelli

Piccola stella, Ultimo

Buonasera readers,

stasera fuori dalla mia finestra è calata piano piano la nebbia, ha ammantato tutto, complice silenziosa del freddo fra l’odore della prima legna bruciata e uno spicchio di luna sfuocata. Mi sono ritrovata ad annegare nella malinconica, forse per colpa di una meteoropatia mai diagnosticata, forse perché ho appena sollevato lo sguardo dalla Meccanica del Cuore di Mathias Malzieu. Mi ha assalito la consapevolezza che forse servirebbero sui nostri comodini, fin da quando si è abbastanza grandi per capire, molte più fiabe come quella che ci racconta Malzieu. Non tutte le favole dovrebbero avere il lieto fine, perché ci lasciano sognare ad occhi troppo aperti senza ricordarci la verità. La verità, cruda e pura, è che qualche volta il principe non bacia la principessa, che alle volte la principessa non si sveglia, che a volte il Bene non prevale sul Male ma semplicemente rimangono lì in una forma stasi.

Il 16 aprile del 1874 il gelo stringe Edimburgo nella sua morsa. La notte in cui viene al mondo Jack è la più fredda del mondo e il suo cuore non batte, è ghiacciato. Madaline, una dottoressa inventrice che aggiusta le persone, lo opera urgentemente e gli impianta un orologio a cucù sul muscolo fermo, rianimandolo. Così Jack apre gli occhi al mondo, fra le braccia della donna che lo sceglierà come figlio e con il ticchettio dell’orologino nel petto. La sua vita sembra procedere come quella di ogni bambino, con in aggiunta piccole chicche di stranezze, come Arthur il vecchio barbone dall’incedere zoppicante a cui Madaline ha “trapiantato un pezzi di colonna vertebrale musicale con le ossa accordate” , o le due prostitute che fumano “strane sigarette”. Il giorno che Jack per la prima volta riesce ad andare in città accadono due cose importanti: conosce l’amore della sua vita, una piccola cantante spagnola miope e il suo orologio sembra volersi stapparsi dal suo petto. Le regole sono chiare:

Uno, non toccare le lancette. 

Due, domina la rabbia. 

Tre, non innamorarti, mai e poi mai. 

Eppure Jack sente che persino la morte sarebbe più accettabile che convivere con la possibilità di non vedere più la ragazzina. Da quel momento avrà un solo scopo e un solo sogno quello di ricongiungersi a lei e di passare con lei tutta la vita. Intraprenderà, quindi, un viaggio che lo condurrà lontano da dove è nato e da chi è sempre stato, fino a comprendere la verità più dura di tutte. Per diventare adulti bisogna saper rinunciare alle idee confortevoli dell’infanzia, servono sacrifici che possono trasformarci inevitabilmente per sopportarli.

Il romanzo è breve, scorrevole, facile, incisivo. Non amo molto sottolineare i libri perché di solito sono troppo immersa nella lettura per ricordarmi di afferrare una matita, eppure mi sono ritrovata, in questo caso particolare, a sottolineare la maggior parte delle frasi. Trasudavano musicalità ed emotività e meritavano di essere evidenziate.

La favola di Malzieu, vi anticipo, non ha il suo Lieto Fine, il The End, gli uccellini che calano il sipario. Finisce semplicemente così come era iniziata: in silenzio. Il mio articolo potrebbe far desistere, di questo sono consapevole, ma che ci volete fare la sincerità è un po’ un bagaglio ingombrante ed io sinceramente ve la consiglio con tutto il cuore, sperando che vi faccia riflettere nel piccolo lasso del vostro tempo che le dedicherete.

Una malinconica Bibliotecaria

Pubblicato in: November reading, Romanzo

Quando il tempo è burrascoso il faro lancia un lamento come quello di una fanciulla che piange

I guardiani del faro (The Lamplighters)

Emma Stonex

2021, Mondadori

Oceans, Kenna Childs

35f848_9da1e92b8bbc4af285f32b876b5d4b5d~mv2Buonasera readers,

immaginate un’antica struttura, aggrappata ad un scoglio in mare aperto, che si protende verso il cielo burrascoso. Immaginate le onde che piano piano, anno dopo anno, tempesta dopo tempesta si abbattono sulla roccia e poi su, fino alle pareti cercando di eroderle goccia dopo goccia. Immaginate il mare che tenta di reclamare a sé l’opera dell’uomo. Immaginate ora di essere voi i guardiani, gli unici abitanti nella vastità dell’oceano, unica luce per i naviganti nell’oscurità. Immaginate le pareti circolari, l’impossibilità di aprire una finestra, il rumore assordante delle onde, il blocco di cemento che vi separa dalla forza del mare. Immaginate acqua, acqua dovunque e fino a dove il vostro sguardo può spingersi. Immaginatevi la solitudine.

Siete riuscite a figurarvi l’immagine? Bene, trattenetela alla mente mentre scorrete lungo l’articolo, perché sono proprio questi gli elementi del romanzo d’esordio di Emma Stonex. Che esordio!

Complimenti e chapeaux!

Complimenti che diventano ancora più accorati, ci scommetto, se vi svelo che la vicenda è realmente accaduta. Si tratta di una narrazione che prende spunto da un fatto di cronaca! Nel dicembre del 1900, infatti, sparirono, misteriosamente, senza lasciare alcuna traccia di sé i tre guardiani del faro di Eilean Mor nelle Ebridi Esterne.

La Stonex inizia a narrare i fatti proprio dal 31 di dicembre 1972  quando Jory Martin, il traghettatore incaricato di portare il cambio sul faro della Fanciulla, sta imbarcando il giovane sostituito ventenne di uno dei guardiani. La tempesta che infuriava ormai da quattro giorni si è interrotta e Jory parte alla volta dello scoglio.

Ho adorato la descrizione che l’autrice inserisce del faro all’inizio del racconto, e ad essere completamente onesta ho sempre sentito un richiamo a queste strutture inarrivabili, fragili e indistruttibili allo stesso tempo.

il faro è uno spuntone tutto solo, altero, remoto. Si trova a quindici miglia nautiche dalla costa… Anche se Jory l’ha fatto tante volte, avvicinarsi alla Regina dei Fari gli suscita sempre uno strano sentimento: si sente ridimensionato, insignificante, forse persino un po’ impaurito. Una colonna alta cinquanta metri di eroica architettura vittoriana… Risale al 1893. È crollato due volte prima che riuscissero ad accenderlo. Si dice che quando il tempo è burrascoso lanci un lamento, simile a quello di una fanciulla che piange, nel punto in cui il vento s’infila fra gli scogli”.

Jory fa una scoperta sconcertante una volta raggiunta la Fanciulla: i tre guardiani Arthur, Bill e Vince sono scomparsi, nel nulla. Tutto nel faro sembra ghiacciato in un unico istante quello delle otto e quarantacinque minuti.

La trama continua su due linee temporali diverse: il 1972 dove viviamo nel faro assumendo alternativamente il punto di vista dei tre guardiani, profondamente diversi l’uno dagli altri: chi con tutto il passato in tavola e chi invece con il passato sepolto, e il 1992 quando Dan Sharp scrittore di successo intraprende la sua indagine sulla misteriosa scomparsa dei tre uomini.

Nel 1992, spettatori della ricerca di Sharp, impariamo a conoscere chi è rimasto sospeso a terra, lì frizzato per vent’anni, senza una spiegazione, senza un corpo per piangere e per dare pace: Helen la moglie del primo guardiano Arthur, Jenny moglie di Bill una donna fragile mentalmente ossessionata dall’amore per il marito, talmente ossessionata da cercare di avvelenarlo pur di tenerlo con sé e Michelle la fidanzata di Vince, che all’epoca della tragedia aveva appena 19 anni e che vive, tuttora, in un matrimonio stretto e conveniente sempre con la sensazione dell’ombra rassicurante del fidanzato scomparso, unico amore della sua vita.

E come dimenticare il tres d’union di tutto il libro, il mare. Il mare quello “turbolento e quello silenzioso, quello rigonfio e quello piatto come una tavola, quello dove la tua barca sembra l’ultimo battito di ciglio dell’intera umanità su un’onda così determinata e furiosa da convincerti a credere ciò che non credi, come se il mare si trovasse a metà strada tra il paradiso e l’inferno.” Ma anche “il mare tutto grigio, grande e grigio,e non succedeva niente di che. Anche se forse è più verde che grigio, direi, come la salvia, o l’eau de Nil… L’acqua del nulla”.

Scopriamo piano piano di una storia morbosa, di come il mestiere del guardiano possa essere un mestiere lì per lì appartato, quasi misterioso e romantico quando in realtà è pericoloso perché il mare ti può prendere la testa, incantarti e trascinarti a sé.

Posso con sicurezza definire il romanzo come un romanzo di verità parziali,  in cui ogni personaggio possiede la propria spiegazione dei fatti. Solo noi dall’esterno, possiamo tirare i fili rossi della grande bacheca e guardare il quadro d’insieme. Sono stata ognuno dei personaggi, e piano piano ne ho capito pregi, difetti, paure e insicurezze.

Nessuno saprà mai cosa è accaduto, possiamo immaginarlo, supporre tantissimi finali diversi o semplicemente sederci in riva all’oceano, prendete un profondo respiro e chiudere il libro e le domande con lui.

La vostra  Bibliotecariafile